DIARIO DI BORDO

DIARIO DI BORDO

LA POLVERE E L'ORO

Ci sono luoghi e cose a cui passiamo davanti tutti i giorni senza pensarci troppo, a volte senza nemmeno vederli. Come se - per il fatto stesso di essere così dentro la nostra quotidianità - fossero coperti da un velo di polvere, che ce li rende perfino difficili da notare e ricordare. Poi, però, per qualche motivo succede che quella polvere si sollevi. È quello che è successo a me in questi giorni, riscoprendo la storia di Roberto Lepetit.

Un nome che per me è stato, soprattutto, quello della via accanto alla Stazione Centrale dove da qualche anno ha sede la Federazione del nostro PD metropolitano. Via Lepetit. Dove mi trovo tutti i giorni da quando sono diventato segretario, dove sono nate tante battaglie, iniziative e progetti.

Tra i progetti che mi stanno più a cuore e di cui sento che la nostra comunità può andare fiera ci sono sicuramente le celebrazioni del 25 Aprile: “Bella Ciao, Milano”, Passi nella memoria, “TuttoblUE-Noi, Patrioti Europei”. Quest’anno abbiamo lanciato la campagna “Volti alla Libertà” e scelto di festeggiare la Liberazione alla riscoperta delle storie e volti delle donne e degli uomini che hanno lottato per la Resistenza a Milano Metropolitana.

Continua a leggere

LA PULCE E L'ACROBATA

Nel quinto episodio della prima stagione di Strangers Things il prof di scienze, mister Clarke, spiega ai piccoli protagonisti della serie perché è tanto difficile fare viaggi tra universi ed esplorare dimensioni parallele: tutti noi viviamo la realtà da bravi acrobati, ci muoviamo sul filo, andiamo avanti e indietro, ma per andare oltre e raggiungere un mondo parallelo abbiamo bisogno di un’enorme quantità di energia.

Per concepire un’altra dimensione e riuscire ad entrare in comunicazione con i mondi sotto e sopra di noi, insomma, più che degli acrobati dovremmo essere delle pulci.
A pensarci bene, la singolare metafora dell’acrobata e della pulce mi fa venire in mente il PD e quello che dovrebbe essere disposto a fare il nostro partito oggi: mettersi in discussione. Non facendo l’acrobata, non continuando ad "andare avanti come si è sempre fatto", bilanciando ogni passo. Ma muovendosi da pulce: immaginando che tutta quell'energia di cui parla mister Clarke sia coraggio, tanto coraggio, per muoversi in tutte le direzioni e in modalità diverse.

Continua a leggere

Con l’espressione “modello Milano” alcuni indicano una capacità amministrativa cittadina, altri l’idea di un centrosinistra ampio con vocazione di governo, altri ancora un modello di partito inclusivo e vivo, che mette la mobilitazione al centro della propria attività.

Mercoledì scorso, all’assemblea degli iscritti e degli elettori, ho detto - in modo un po’ provocatorio - che il modello Milano non esiste.
I modelli sono per loro natura replicabili e tutto ciò che riguarda Milano invece non lo è. Milano è unica come amministrazione, come vita politica e sociale, come composizione demografica. Milano è l’espressione di una grande identità che tiene insieme diverse sfumature ed elementi che si intersecano senza soffocarsi l’un l’altro.
Milano non è un modello ma ha le caratteristiche di un’esperienza efficace e utile per il Paese. Milano si regge sulla capacità di un centrosinistra pragmatico che ha fondato, su scelte concrete e di governo, la propria storia di alleanze.

Continua a leggere

Un caro amico, Massimo Sacchi, mi ha suggerito una metafora che credo calzi a pennello con la stagione che sta attraversando il nostro partito: “La giraffa ha il cuore lontano dai pensieri. Si è innamorata ieri, e ancora non lo sa.”

L’immagine suggerita dalla filastrocca di Stefano Benni non restituisce solo il senso della distanza poetica fra ragione e sentimento ma offre un’efficace chiave di lettura della sindrome di cui è affetto oggi il nostro partito. All’estremità del lungo collo della giraffa una testa lontana dal suo corpo: una testa che quindi lavora e un corpo troppo distante per vederne e percepirne i suoi sforzi. Credo che il PD oggi soffra della distanza col suo popolo, di quella connessione fra ciò che fa e la sua comunità.

All’indomani del voto del 4 marzo tutti noi ci siamo interrogati sulle ragioni di una sconfitta netta e cocente. Una sconfitta che va necessariamente letta all’interno di una cornice storica, che racconta una forbice di diseguaglianza di reddito e di opportunità. Una diseguaglianza che si fonda su fratture geografiche, ma anche di genere e generazionali.

Continua a leggere

Follow me:


© 2017 Pietro Bussolati